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SPS-ANTISISMICA
 Servizi di Progettazione  Strutturale Antisismica
13/02/2017, 23:38



Messa-in-sicurezza-edifici-con-esito-B


 Procedure per la messa in sicurezza degli edifici temporaneamente e/o parzialmente inagibili



Procedure per la messa in sicurezza degli edifici temporaneamente e/o parzialmente inagibili


Al fine di analizzare quella che potrebbe essere la procedura "amministrativa" da seguire per la messa in sicurezza degli edifici con esito B è utile ricordare il significato di tale esito di agibilità.
Il manuale per la compilazione della scheda aedes, nella definizione di esito "B",dice testualmente :" L’edificio, nello stato in cui si trova, può ritenersi in tutto o in parte temporaneamente inagibile, nel senso che il recupero della condizione di agibilità è subordinato alla realizzazione di alcuni provvedimenti di pronto intervento. Tali interventi, una volta eseguiti, consentiranno all’edificio di poter essere utilizzato in tutte le sue parti, restando ragionevolmente protetta la vita umana."
Pertanto è chiaro che in questo caso la squadra di agibilitatori deve indicare nella apposita sezione della scheda (sez. 8D) i  provvedimenti di pronto intervento e di rapida realizzazione che una volta eseguiti permettono al fabbricato di riottenere l’agibilità post sismica. 
E’ importante però capire che tali provvedimenti a  cui ci si riferisce devono consistere in opere di entità limitata, essere realizzabili in breve tempo, con spesa modesta e senza un meditato intervento progettuale
In caso di esito B, il Sindaco può disporre l’ordinanza di sgombero temporaneo (parziale o totale) del bene. Sarà compito del Comune stesso accertare l’esecuzione degli interventi e decidere se rimuovere l’inagibilità con un ulteriore atto ufficiale di revoca dello sgombero.
Il proprietario dell’immobile con esito B, al fine di riottenere l’agibilità post sismica deve quindi mettere in pratica i provvedimenti di pronto intervento proposti nella scheda aedes. 
Con l’ausilio di un tecnico abilitato si può quindi assemblare una pratica per una autorizzazione amministrativa (CILA), con la quale il tecnico predispone:
una relazione tecnica asseverata dove sono descritti i provvedimenti di pronto intervento adottati;un elaborato grafico dove è indicato il posizionamento dei provvedimenti di pronto intervento;una documentazione fotografica.
Occorre ricordare che i provvedimenti di pronto intervento possono essere uno qualsiasi di quelli indicati nella sezione 8-D, ovvero potrebbero anche essere previste delle vere e proprie opere provvisionali (cerchiature, tiranti, puntellature ecc..)

Nel manuale "Opere provvisionali in emergenza sismica" del Dipartimento di Protezione Civile,  nelle prime pagine si legge testualmente che: "Con il termine opere provvisionali, si definiscono l’insieme degli interventi di consolidamento provvisorio o di messa in sicurezza di strutture (demolizioni, puntellamenti, messa in opera di tiranti metallici, cerchiature, transennamenti, ecc.) che vengono realizzati durante la prima fase dell’emergenza post terremoto, allo scopo di evitare ulteriori danni per effetto delle repliche sismiche, e/o tutelare l’incolumità delle persone e/o ripristinare rapidamente le normali attività economico sociali svolte dalla popolazione prima dell’evento sismico
Pertanto i provvedimenti di pronto intervento e di rapida realizzazione, richiamati nella sezione 8-D della scheda AeDES, altro non sono che opere provvisionali e temporanee utili per l’immediato riutilizzo dei fabbricati i quali riacquistano così l’agibilità post sismica. 


In allegato potete trovare una nota del DPC del 2009  "CHIARIMENTI SUGLI ESITI DEI SOPRALLUOGHInEFFETTUATI SU IMMOBILI OGGETTO DInVALUTAZIONE DI AGIBILITA’ SISMICA".

Per ulteriori delucidazioni ed espletamento pratiche potete contattarci all’indirizzo mail: info@sps-antisismica.it 


12/02/2017, 01:16

cordoli in cemento armato



Cordoli-in-c.a.-in-copertura


 Cordoli in c.a. in copertura. Utili o dannosi?



Le foto (che riporto qui sotto) ritraggono una porzione del cordolo di coronamento in c.a. realizzato in copertura, in particolare si tratta di quello posto sulla parete di facciata e sul quale poggia direttamente l’orditura minuta della copertura in legno.

Lo schema grafico dell’intervento è il seguente.

Spesso sento dire, anche da "addetti ai lavori", che realizzare il cordolo in c.a. nel rifacimento di solai di copertura su strutture in muratura, può essere dannoso in quanto ritenuto troppo "pesante" o troppo "rigido" rispetto alla struttura sottostante.
Analizziamo quindi più in dettaglio quella che è la funzione del cordolo di coronamento in c.a.
Innanzitutto il cordolo ha la funzione di ripartire sulle pareti i carichi concentrati trasmessi dalle travi del solaio, al fine di evitare i danneggiamenti locali sotto le travi, ma sicuramente la sua funzione principale quella di fungere da "incatenamento" mutuo tra le pareti, ovvero di permettere il collegamento apicale tra murature perimetrali e di spina. In particolare costituisce un vincolo sommitale per le pareti di facciata che in questo modo risultano intimamente collegate con le pareti a loro ortogonali. Questo collegamento scongiura l’instaurarsi del cosi detto "ribaltamento della parete" verso l’esterno che si può verificare, in caso di sisma, in edifici in muratura di antica realizzazione. La figura seguente mostra lo schema del meccanismo di ribaltamento semplice (immagine tratta da reluis.it).

Spesso però in occasione di eventi sismici di una certa intensità si riscontrano edifici che subiscono crolli rovinosi come quello della foto seguente.

La foto ritrae un edificio con una parete di facciata parzialmente crollata ma con il solaio di copertura completamente integro. Si vede chiaramente la presenza del cordolo di coronamento che sostiene la copertura portandola a "sbalzo" dalle murature rimaste in piedi. Questo scenario ad, occhi poco attenti, potrebbe far pensare che il cordolo in c.a., realizzato in copertura, sia dannoso.
In realtà la presenza del cordolo apicale, che collega la parete di facciata a quelle ad essa ortogonali, comporta una riduzione della vulnerabilità sismica, in quanto, come detto in precedenza, scongiura l’instaurarsi del cosi detto "ribaltamento della parete" verso l’esterno.
Il cordolo apicale però, assicura il collegamento delle pareti in corrispondenza della copertura, ma ai piani sottostanti la parete continua ad essere "libera" e (probabilmente) scollegata dalle pareti ortogonali e dagli orizzontamenti. In questo caso si può verificare il cosi detto meccanismo di collasso di "flessione verticale di parete ben ancorata", nel senso che la parete è ben vincolata ai suoi estremi (fondazione e copertura) ma non lo è in corrispondenza dei piani intermedi. La figura seguente mostra lo schema di tale meccanismo (immagine tratta da reluis.it).


Quindi la realizzazione del cordolo di coronamento comporta sempre una riduzione della vulnerabilità sismica dell’edificio, ma è buona norma, prevedere la posa in opera di incatenamenti ai piani intermedi dell’edificio al fine di avere un ulteriore abbassamento della vulnerabilità sismica.



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